Psicoterapia Psicodinamica: Cos’è, Come Funziona e Perché È Efficace

La psicoterapia psicodinamica è un approccio terapeutico che esplora l'inconscio per comprendere e trasformare conflitti emotivi, traumi e schemi relazionali disfunzionali. Attraverso la relazione terapeutica, il transfert e tecniche come la libera associazione, questo metodo favorisce una trasformazione profonda e duratura della personalità. È efficace per ansia, depressione, disturbi di personalità e problematiche relazionali. Lo studio di Shedler (2010) conferma che i benefici crescono nel tempo dopo la conclusione del trattamento. Questa guida include esempi clinici, le aree di intervento e le risposte alle domande più frequenti.

In Breve La psicoterapia psicodinamica è un percorso che aiuta a comprendere come processi inconsci e esperienze passate influenzino emozioni, relazioni e sintomi nel presente. È indicata quando il malessere si ripete o non si risolve con sole strategie pratiche. La ricerca (Shedler, 2010) descrive 7 principi distintivi e riporta un’efficacia elevata (effect size 0,97), con benefici che tendono a proseguire anche dopo la fine della terapia.

Chi Ha Scritto Questa Guida

Dr. Massimo Franco Psicologo e Psicoterapeuta Psicodinamico

Iscritto all’Albo degli Psicologi della Regione Abruzzo al n. 479, il Dr. Franco esercita la professione da oltre 25 anni come psicologo e da 19 anni come psicoterapeuta. La sua formazione psicoanalitica e la lunga esperienza clinica gli permettono di accompagnare i pazienti in percorsi di psicoterapia psicodinamica individuali, sia in studio ad Ancona che online.

Nota Importante

Questa guida ha scopo informativo e divulgativo. Le informazioni contenute non sostituiscono il consulto con un professionista della salute mentale e non costituiscono indicazione terapeutica. In caso di emergenza o crisi acuta, è fondamentale contattare il 112 o recarsi al pronto soccorso più vicino.

Perché Leggere Questa Guida

Orientarsi nel mondo della psicoterapia può risultare complesso. Questa guida offre una panoramica completa e scientificamente fondata sulla psicoterapia psicodinamica: cosa la distingue da altri approcci, come funziona concretamente, quali sono le evidenze di efficacia e per quali problematiche è particolarmente indicata. L’obiettivo è fornire gli strumenti per una scelta consapevole.

Cosa Troverai in Questa Guida

In questa guida vengono approfonditi:

Se vuoi capire come lavoro, trovi dettagli nella pagina sulla psicoterapia psicodinamica e nella sezione Chi sono.

Cos’è la Psicoterapia Psicodinamica

Cos’è la Psicoterapia Psicodinamica

La psicoterapia psicodinamica è un percorso di cura che esplora come esperienze passate, dinamiche inconsce e pattern relazionali influenzino emozioni, comportamenti e sintomi nel presente — e come modificarli in modo stabile.

Molte persone arrivano in terapia dopo aver già provato a cambiare: hanno letto, riflettuto, magari tentato altre strade. Eppure certi schemi continuano a ripresentarsi — nelle relazioni, nelle reazioni emotive, nelle scelte. La psicoterapia psicodinamica lavora proprio lì: non sui sintomi in superficie, ma sulle strutture profonde che li generano.

Il termine stesso rivela l’essenza di questo approccio: “psico” deriva dal greco psyche (mente, anima), mentre “dinamica” indica movimento, forze in interazione. La mente viene concepita come un sistema di forze — desideri, paure, conflitti, difese — che interagiscono costantemente, spesso al di fuori della consapevolezza.

Cosa distingue questo approccio da altri percorsi psicologici:

  • esplora il perché dei sintomi, non solo il come gestirli
  • utilizza la relazione terapeutica come strumento di cambiamento
  • produce effetti che tendono a mantenersi e aumentare dopo la fine del percorso

È importante chiarire cosa la psicoterapia psicodinamica non è. Non è coaching: non fornisce obiettivi da raggiungere né strategie di performance. Non è counseling: va più in profondità, lavorando sulle strutture della personalità. Non è nemmeno psicoanalisi classica nel senso tradizionale del termine, pur condividendone le radici teoriche. E soprattutto, non è una conversazione informale in cui qualcuno dispensa consigli su come vivere.

Il concetto di inconscio è centrale. L’inconscio non è un “luogo oscuro” da temere, ma quella parte della vita mentale che non è immediatamente accessibile alla coscienza e che tuttavia esercita un’influenza potente su pensieri, emozioni e comportamenti. Come scrive Glen O. Gabbard, uno dei massimi esperti contemporanei, la psicoterapia psicodinamica “si occupa di esplorare quegli aspetti del sé che non sono pienamente conosciuti, specialmente come si manifestano nella relazione terapeutica”.

Per approfondire il significato della psicodinamica e le sue basi teoriche, è disponibile una pagina dedicata. Ma come funziona concretamente questo tipo di terapia? Quali sono i meccanismi attraverso cui produce cambiamento?

Come Funziona: I Sette Principi della Psicoterapia Psicodinamica

Nel 2010, lo psicologo Jonathan Shedler ha pubblicato sull’American Psychologist uno studio fondamentale che ha identificato sette caratteristiche distintive della psicoterapia psicodinamica. Questi principi, emersi dalla ricerca empirica, descrivono cosa effettivamente accade in questo tipo di trattamento e cosa lo differenzia da altri approcci terapeutici.

Focus sugli Affetti e le Emozioni

A differenza di approcci che si concentrano prevalentemente sui pensieri o sui comportamenti, la psicoterapia psicodinamica pone le emozioni al centro del lavoro terapeutico. L’obiettivo non è semplicemente “gestire” le emozioni, ma esplorarle, comprenderle, dare loro un nome e un significato. Spesso le persone che iniziano un percorso terapeutico hanno difficoltà a riconoscere cosa provano realmente: sanno di stare male, ma non riescono a identificare se si tratta di rabbia, tristezza, paura o vergogna. Il lavoro sugli affetti permette di sviluppare una maggiore consapevolezza emotiva, che diventa una bussola per orientarsi nella propria vita interiore e nelle relazioni.

Esplorazione dei Meccanismi di Difesa

La mente sviluppa strategie per proteggersi dal dolore emotivo. Questi meccanismi di difesa — come la negazione, la razionalizzazione, la proiezione — sono spesso inconsci e automatici. In origine possono essere stati adattivi, ma con il tempo possono diventare rigidi e limitanti. Per esempio: trasformare la tristezza in ironia costante, o spiegare tutto “razionalmente” per non sentire. La psicoterapia psicodinamica non mira a “smascherare” le difese come se fossero errori da correggere, ma a comprenderle: perché si sono sviluppate, quale funzione hanno svolto, e se oggi continuano a essere utili o se invece impediscono di vivere pienamente. Questa esplorazione avviene con rispetto e gradualità.

Identificazione dei Pattern Ricorrenti

Molte persone si accorgono di ripetere gli stessi schemi: scelgono sempre partner che le deludono, si ritrovano in situazioni lavorative simili, reagiscono in modo prevedibile a certi stimoli. Per esempio: sentirsi sempre “troppo” o “mai abbastanza” nelle relazioni. Questi pattern ricorrenti non sono casuali, ma riflettono dinamiche inconsce che si sono strutturate nel tempo. Riconoscere i propri “copioni” è il primo passo per poterli modificare. La psicoterapia psicodinamica dedica particolare attenzione all’identificazione di questi temi ripetitivi, che emergono sia dal racconto del paziente sia dalla relazione con il terapeuta.

Il Peso dell’Esperienza Passata

Le esperienze precoci, in particolare quelle vissute con le figure di attaccamento, lasciano tracce profonde che continuano a influenzare il modo di percepire sé stessi, gli altri e le relazioni. Questo non significa colpevolizzare i genitori o restare prigionieri del passato. Significa piuttosto comprendere come certe aspettative, certi modi di reagire, certe paure si siano formati, per poterli rielaborare e, se necessario, trasformare. Il passato non viene esplorato per sé stesso, ma per la luce che getta sulle difficoltà presenti.

La Relazione Terapeutica Come Strumento

Nella psicoterapia psicodinamica, la relazione tra paziente e terapeuta non è solo il “contesto” in cui avviene il lavoro, ma uno strumento terapeutico vero e proprio. I pattern relazionali del paziente tendono a manifestarsi anche nella relazione con il terapeuta: è qui che possono essere osservati “dal vivo”, compresi e gradualmente modificati. Questo rende la relazione terapeutica un elemento centrale del processo di cambiamento.

Sogni, Fantasie e Vita Immaginativa

I sogni, le fantasie, i pensieri che affiorano spontaneamente costituiscono materiale prezioso per il lavoro terapeutico. Non si tratta di applicare interpretazioni rigide o simbolismi predefiniti, ma di esplorare insieme cosa queste produzioni mentali possono rivelare del mondo interno del paziente. I sogni, in particolare, offrono una via d’accesso privilegiata all’inconscio, permettendo di cogliere desideri, paure e conflitti che non trovano espressione nella vita diurna.

Dal Sintomo al Significato

L’obiettivo della psicoterapia psicodinamica non si limita alla riduzione dei sintomi. Certo, alleviare la sofferenza è importante, ma questo approccio mira a qualcosa di più profondo: comprendere cosa il sintomo comunica, quale funzione svolge nell’economia psichica della persona. Per esempio: l’ansia come segnale di un conflitto interno, non solo un disturbo da spegnere. Questo lavoro produce cambiamenti strutturali e duraturi. Non a caso, la ricerca ha dimostrato che i benefici della psicoterapia psicodinamica tendono a continuare anche dopo la fine del trattamento.

Come scrive Shedler: “Questi principi sono stati identificati empiricamente e distinguono la psicoterapia psicodinamica da altri approcci”. Per approfondire cosa succede concretamente in una seduta, è disponibile una pagina dedicata. Ma qual è la differenza tra psicoterapia psicodinamica e psicoanalisi?

Differenza tra Psicoanalisi e Psicoterapia Psicodinamica

Psicoterapia psicodinamica e psicoanalisi condividono le stesse radici teoriche — entrambe derivano dal lavoro di Sigmund Freud e dei suoi successori — ma si sono differenziate nel tempo per setting, intensità e obiettivi. Comprendere queste differenze aiuta a orientarsi nella scelta del percorso più adatto.

La psicoanalisi classica prevede una frequenza elevata di sedute, tipicamente da tre a cinque incontri settimanali, e una durata complessiva che si misura in anni, spesso cinque o più. Il setting tradizionale prevede l’uso del lettino, con l’analista seduto alle spalle del paziente. L’obiettivo è una ristrutturazione profonda della personalità attraverso l’analisi sistematica dell’inconscio.

La psicoterapia psicodinamica, pur mantenendo l’attenzione all’inconscio e alle dinamiche relazionali, si caratterizza per una maggiore flessibilità. La frequenza tipica è di una o due sedute settimanali, il setting è generalmente vis-à-vis (faccia a faccia), e la durata può variare da alcuni mesi ad alcuni anni in base agli obiettivi concordati. L’approccio integra l’insight — la comprensione di sé — con l’attenzione al funzionamento adattivo nella vita quotidiana.

Aspetto Psicoanalisi classica Psicoterapia Psicodinamica
Frequenza 3-5 sedute/settimana 1-2 sedute/settimana
Durata totale Anni (spesso 5+) Mesi-anni (flessibile)
Setting Lettino Vis-à-vis
Focus Inconscio profondo Insight + adattamento
Accessibilità Limitata Maggiore

La scelta tra i due approcci dipende da obiettivi, risorse e disponibilità. La psicoanalisi può essere indicata per chi desidera un lavoro molto approfondito e ha la disponibilità di tempo e risorse necessarie. La psicoterapia psicodinamica offre un’alternativa più accessibile che mantiene la profondità del lavoro sull’inconscio in un formato più compatibile con le esigenze della vita contemporanea.

Per un approfondimento sulla differenza tra psicoanalisi e psicoterapia psicodinamica, è disponibile una pagina dedicata. Ma da dove derivano questi approcci? Quali sono le radici teoriche della psicoterapia psicodinamica?

Le Radici Teoriche: Da Freud ai Contemporanei

La psicoterapia psicodinamica non è “una” teoria monolitica, ma un approccio che integra i contributi di diversi autori che, nel corso di oltre un secolo, hanno arricchito la comprensione della mente e del processo terapeutico. Conoscere queste radici aiuta a comprendere la ricchezza di questo approccio.

Sigmund Freud: La Scoperta dell’Inconscio

Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi alla fine dell’Ottocento, ha introdotto l’idea rivoluzionaria che gran parte della vita mentale si svolga al di fuori della coscienza. L’inconscio, secondo Freud, è sede di desideri, conflitti e memorie rimosse che continuano a influenzare il comportamento. Le tecniche delle libere associazioni e dell’interpretazione dei sogni permettono di accedere a questo materiale. Il modello strutturale — Es, Io, Super-Io — descrive le diverse istanze psichiche e i loro conflitti. Pur con le revisioni successive, il contributo freudiano resta il punto di partenza di ogni approccio psicodinamico.

Melanie Klein: Il Mondo Interno e le Relazioni Oggettuali

Melanie Klein, pioniera del lavoro psicoanalitico con i bambini, ha spostato l’attenzione dalle pulsioni alle relazioni. Secondo Klein, la mente è popolata di “oggetti interni” — rappresentazioni delle figure significative — che influenzano il modo di percepire sé stessi e gli altri. Le prime relazioni, in particolare quella con la madre, strutturano il mondo interno e i pattern relazionali futuri. Concetti come la posizione schizoparanoide, la posizione depressiva, l’invidia e la gratitudine hanno arricchito la comprensione dello sviluppo emotivo e delle sue vicissitudini.

Heinz Kohut: La Psicologia del Sé e l’Empatia

Heinz Kohut ha sviluppato la psicologia del Sé, ponendo al centro il bisogno universale di rispecchiamento e riconoscimento. Secondo Kohut, il narcisismo non è necessariamente patologico, ma un bisogno evolutivo fondamentale: il bambino ha bisogno di essere “visto” e valorizzato per sviluppare un senso coeso di sé. Quando questo bisogno non viene adeguatamente soddisfatto, si sviluppano fragilità narcisistiche che possono manifestarsi in età adulta. L’empatia diventa lo strumento terapeutico centrale, e la relazione con il terapeuta offre un’esperienza riparativa.

Donald Winnicott: Lo Spazio Transizionale e il Gioco

Donald Winnicott ha introdotto concetti divenuti patrimonio comune della psicologia. La “madre sufficientemente buona” non è una madre perfetta, ma una madre capace di sintonizzarsi sui bisogni del bambino pur con inevitabili fallimenti. L’oggetto transizionale — la copertina, il peluche — rappresenta uno spazio intermedio tra il mondo interno e la realtà esterna, un’area di creatività e gioco. Il gioco stesso diventa metafora della terapia: uno spazio protetto in cui esplorare, sperimentare, trasformare. Questa visione si collega alla metafora del kintsugi, l’arte giapponese di riparare le ceramiche rotte con l’oro, valorizzando le cicatrici come parte della bellezza.

Cosa resta oggi di queste quattro linee teoriche nella stanza di psicoterapia? Non una somma di teorie da applicare meccanicamente, ma un modo di ascoltare e comprendere: l’attenzione all’inconscio (Freud), alle relazioni interne (Klein), ai bisogni del Sé (Kohut), alla creatività e al gioco (Winnicott). Per approfondire la storia e le origini della psicoterapia, è disponibile una pagina dedicata. Ma la psicoterapia psicodinamica funziona davvero? Cosa dice la ricerca scientifica?

La Psicoterapia Psicodinamica nel Contesto Normativo Italiano

La psicoterapia psicodinamica è una forma di trattamento pienamente riconosciuta dal sistema sanitario italiano. La Legge 56/1989 (“Ordinamento della professione di psicologo”) regolamenta l’esercizio
della psicoterapia nel nostro Paese, stabilendo requisiti precisi per chi può praticarla.

Per esercitare la psicoterapia in Italia è necessario:

  • Laurea in Psicologia o Medicina
  • Iscrizione all’Albo degli Psicologi o dei Medici
  • Specializzazione quadriennale in Psicoterapia presso scuole
    riconosciute dal MIUR

Questo significa che lo psicoterapeuta non è semplicemente uno psicologo: è un professionista che ha completato un ulteriore percorso formativo di quattro anni, specificamente orientato alla cura dei
disturbi psicologici attraverso la relazione terapeutica.

La distinzione è importante: lo psicologo può svolgere attività di consulenza, valutazione e sostegno, ma solo lo psicoterapeuta è abilitato a condurre un trattamento psicoterapeutico strutturato.

Per approfondire la differenza tra psicologo e psicoterapeuta e comprendere meglio chi è lo psicologo, sono disponibili
pagine dedicate.

Efficacia della Psicoterapia Psicodinamica: Cosa Dice la Ricerca

Per anni si è diffusa l’idea che la psicoterapia psicodinamica non fosse “basata sulle evidenze”, a differenza di altri approcci più recenti. Questa percezione, tuttavia, non corrisponde ai dati della ricerca scientifica. Come ha osservato Jonathan Shedler, la diffusa opinione sulla mancanza di efficacia della psicoterapia psicodinamica “può dipendere da una diffusione selettiva dei risultati delle ricerche”.

Lo studio di Shedler, pubblicato nel 2010 sull’American Psychologist (Vol. 65, No. 2, pp. 98-109), rappresenta una pietra miliare nella valutazione dell’efficacia della psicoterapia psicodinamica. Shedler ha esaminato otto meta-analisi comprendenti complessivamente 160 studi, confrontando i risultati con quelli di altre psicoterapie e dei trattamenti farmacologici per la depressione.

I risultati sono significativi. L’effect size — una misura statistica che indica l’entità del miglioramento — della psicoterapia psicodinamica è risultato pari a 0,97. Per contestualizzare questo dato: nella ricerca medica e psicologica, un effect size di 0,80 è già considerato “grande”. Un valore di 0,97 indica quindi un’efficacia elevata, pari o superiore a quella di altre psicoterapie che vengono attivamente promosse come “supportate empiricamente” o “evidence-based”.

Ma c’è un dato ancora più interessante. A differenza di altri trattamenti, in diversi studi si osserva che i benefici della psicoterapia psicodinamica non solo si mantengono nel tempo, ma tendono a crescere anche dopo la fine della terapia. Questo fenomeno, chiamato “sleeper effect”, suggerisce che il lavoro psicodinamico possa produrre cambiamenti strutturali che continuano a dispiegarsi nel tempo, non semplicemente una gestione dei sintomi che richiede mantenimento costante.

“Le evidenze empiriche dimostrano che la psicoterapia psicodinamica è efficace. I suoi benefici sono altrettanto vasti come quelli di altre psicoterapie, e durano nel tempo.” — Jonathan Shedler, American Psychologist, 2010

Altre meta-analisi hanno confermato questi risultati. Leichsenring e Rabung (2008), in uno studio pubblicato su JAMA (Vol. 300, No. 13, pp. 1551-1565), hanno dimostrato l’efficacia della psicoterapia psicodinamica a lungo termine per disturbi complessi. Leichsenring, Rabung e Leibing (2004), in una meta-analisi pubblicata su Archives of General Psychiatry (Vol. 61, No. 12, pp. 1208-1216), hanno documentato l’efficacia della psicoterapia psicodinamica breve per disturbi psichiatrici specifici.

Per approfondire gli studi sull’efficacia della psicoterapia psicodinamica, è disponibile una pagina dedicata. Ma come si confronta la psicoterapia psicodinamica con altri approcci, in particolare con la terapia cognitivo-comportamentale?

Psicodinamica vs CBT: Due Approcci a Confronto

Una domanda frequente riguarda il confronto tra psicoterapia psicodinamica e terapia cognitivo-comportamentale (CBT). È importante premettere che non esiste “la terapia migliore” in assoluto: esistono approcci più o meno adatti a determinate persone, problematiche e obiettivi. Entrambi gli approcci hanno evidenze di efficacia; la scelta dipende da fattori individuali.

Aspetto Psicoterapia Psicodinamica Terapia Cognitivo-Comportamentale
Domanda chiave “Perché mi sento così?” “Come posso pensare e agire diversamente?”
Focus Inconscio, radici emotive, relazioni Pensieri, comportamenti, presente
Tecnica principale Esplorazione, interpretazione, insight Ristrutturazione cognitiva, esposizione
Durata tipica Media-lunga (mesi-anni) Breve-media (settimane-mesi)
Obiettivo Cambiamento strutturale Riduzione sintomi, strategie pratiche
Dopo la terapia Il miglioramento continua Il mantenimento richiede pratica
Relazione terapeutica Strumento centrale di lavoro Importante ma non focus principale

La psicoterapia psicodinamica può essere particolarmente indicata quando si desidera comprendere le cause profonde del proprio malessere, non solo gestire i sintomi. È appropriata quando i problemi tendono a ripetersi nonostante si “sappia cosa fare”, quando le difficoltà riguardano prevalentemente le relazioni e i pattern interpersonali, quando c’è curiosità verso il proprio mondo interno, o quando i sintomi sembrano avere radici in esperienze passate non elaborate.

La terapia cognitivo-comportamentale può essere più indicata quando serve un intervento rapido su un sintomo specifico e circoscritto, quando si preferisce un approccio strutturato con obiettivi chiari e “compiti a casa”, quando l’obiettivo principale è imparare tecniche concrete di gestione. Per alcune problematiche specifiche, come fobie circoscritte o disturbo di panico, esistono protocolli CBT ben validati.

Per un confronto più approfondito tra psicoterapia psicodinamica e CBT e una panoramica sui diversi tipi di psicoterapia, sono disponibili pagine dedicate. Ma esiste anche una forma “breve” di psicoterapia psicodinamica?

Psicoterapia Psicodinamica Breve

La psicoterapia psicodinamica breve (Short-Term Psychodynamic Psychotherapy, STPP) rappresenta una modalità di intervento che applica i principi psicodinamici in un formato più contenuto nel tempo. Tipicamente si articola in 16-30 sedute, con una durata complessiva di alcuni mesi.

La caratteristica distintiva della forma breve è il focus: fin dall’inizio del trattamento, terapeuta e paziente concordano un tema centrale su cui concentrare il lavoro. Questo non significa superficialità — il lavoro resta profondo — ma una maggiore focalizzazione che permette di ottenere risultati significativi in tempi più contenuti.

Diversi autori hanno sviluppato modelli specifici di psicoterapia psicodinamica breve. David Malan ha elaborato la psicoterapia breve focale, centrata sull’identificazione di un conflitto nucleare. Peter Sifneos ha sviluppato una tecnica che utilizza la provocazione d’ansia per accelerare l’accesso al materiale inconscio. Habib Davanloo ha proposto una tecnica intensiva di “desattivazione dell’inconscio”. Pur con differenze tecniche, questi modelli condividono il principio del focus e della limitazione temporale.

La psicoterapia psicodinamica breve è particolarmente indicata quando il problema è circoscritto e identificabile, quando esiste una buona motivazione al cambiamento, e quando la persona è in grado di tollerare l’intensità di un lavoro focalizzato. Non è invece indicata per problematiche molto complesse, diffuse o radicate, per le quali un percorso più lungo può essere più appropriato. In alcuni casi, la forma breve può rappresentare un primo passo, a cui far seguire eventualmente un percorso più esteso.

Sia la forma breve che quella a lungo termine si svolgono all’interno di un “setting” terapeutico specifico. Ma cos’è esattamente il setting?

Il Setting: Tempo, Luogo e Regole della Terapia

Il setting terapeutico non è semplicemente il luogo in cui avvengono le sedute. È l’insieme delle condizioni — temporali, spaziali, relazionali — che creano la cornice del lavoro terapeutico. La stabilità e la prevedibilità del setting facilitano il processo: sapere che c’è uno spazio protetto, con regole chiare, permette di esplorare anche contenuti difficili.

Gli elementi tipici del setting psicodinamico includono:

  • Frequenza: tipicamente una o due sedute a settimana
  • Durata della seduta: generalmente 45-50 minuti
  • Orario e giorno: tendenzialmente fissi
  • Luogo: lo stesso studio (o la stessa modalità online)
  • Regole: accordi su cancellazioni, pagamenti, contatti tra le sedute

A differenza della psicoanalisi classica, che utilizza tradizionalmente il lettino con l’analista seduto alle spalle, la psicoterapia psicodinamica si svolge prevalentemente in setting vis-à-vis: paziente e terapeuta siedono uno di fronte all’altro. Questa disposizione facilita l’osservazione reciproca e la comunicazione non verbale.

Per approfondire cosa succede concretamente durante una seduta, è disponibile una pagina dedicata. Ma cosa rende efficace il lavoro terapeutico al di là del setting?

Alleanza e Relazione Terapeutica

La ricerca ha dimostrato che uno dei migliori predittori di successo in psicoterapia, indipendentemente dall’orientamento teorico, è la qualità dell’alleanza terapeutica. Questo concetto, introdotto da Edward Bordin nel 1979, comprende tre componenti: l’accordo sugli obiettivi del trattamento, l’accordo sui compiti necessari per raggiungerli, e il legame emotivo tra paziente e terapeuta.

L’alleanza non va confusa con la relazione terapeutica nel suo complesso. L’alleanza è la dimensione collaborativa e consapevole: la parte che “lavora insieme” verso obiettivi condivisi. La relazione terapeutica include anche aspetti inconsci, come le dinamiche transferali di cui si parlerà nella prossima sezione. Entrambe sono importanti, ma svolgono funzioni diverse.

Nella psicoterapia psicodinamica, l’alleanza terapeutica è particolarmente importante perché il lavoro richiede di esplorare contenuti potenzialmente dolorosi. Senza un’alleanza solida — senza sentirsi al sicuro, accolti, non giudicati — diventa difficile avventurarsi in territori emotivi impegnativi. Il terapeuta deve essere percepito come affidabile e competente, e il paziente deve sentire che i propri obiettivi sono compresi e rispettati.

Allo stesso tempo, la relazione terapeutica diventa un campo di osservazione privilegiato. Come il paziente si relaziona al terapeuta? Quali aspettative porta? Quali emozioni emergono? Queste dinamiche offrono informazioni preziose sui pattern relazionali che probabilmente si manifestano anche al di fuori della stanza di terapia.

Ma cosa accade quando sul terapeuta vengono “trasferite” emozioni che appartengono ad altre relazioni?

Transfert e Controtransfert: Strumenti di Cura

Il transfert è uno dei concetti centrali della psicoterapia psicodinamica. Si riferisce alla tendenza, in larga parte inconscia, a “trasferire” sulla figura del terapeuta emozioni, aspettative e modalità relazionali che originariamente si sono sviluppate in relazione a figure significative del passato, in particolare i genitori.

In pratica, il paziente può percepire il terapeuta come giudicante (come forse era un genitore critico), come salvatore onnipotente, come figura da compiacere, come rivale, o in molti altri modi che non corrispondono alla realtà della relazione attuale. Queste percezioni non sono “errori” da correggere, ma materiale prezioso per il lavoro terapeutico. Il transfert “mette in scena” i pattern relazionali del paziente, permettendo di osservarli e comprenderli nel vivo della relazione.

Il controtransfert, complementare al transfert, indica le reazioni emotive del terapeuta verso il paziente. Un tempo considerate un ostacolo da eliminare, oggi le reazioni controtransferali sono riconosciute come fonte di informazione clinica. Il terapeuta si chiede: “Cosa mi sta facendo sentire questo paziente? Perché mi sento irritato, annoiato, preoccupato, affezionato?” Queste domande possono rivelare molto su come il paziente viene percepito anche nelle altre relazioni.

Un esempio clinico (con dati modificati per proteggere la privacy): Marco, nome di fantasia, tendeva a irritarsi ogni volta che il terapeuta rimaneva in silenzio per qualche secondo. Nel corso del lavoro, emerse che quei silenzi evocavano l’assenza emotiva del padre, che non rispondeva mai ai suoi tentativi di comunicazione. Riconoscere questo collegamento permise a Marco di distinguere il presente dal passato e di sperimentare nuove possibilità relazionali.

Per approfondire il tema del transfert e controtransfert, è disponibile una pagina dedicata. Ma qual è, concretamente, il ruolo del terapeuta in questo processo?

Esempi Clinici: Applicazione Pratica della Psicoterapia Psicodinamica

Caso Clinico 1: Ansia e Fobie Sociali
Una giovane donna di 30 anni si presenta in terapia con un intenso disagio durante le interazioni sociali. Riferisce paura del giudizio e un senso di inferiorità rispetto agli altri. La paziente evita eventi sociali, e questo ha limitato la sua carriera e relazioni. Durante il percorso psicodinamico, emergono ricordi della sua infanzia, in particolare episodi in cui veniva ripetutamente criticata dal padre per non essere abbastanza “brava”.

Questo modello relazionale, interiorizzato, ha portato la paziente a sviluppare insicurezza e timore delle relazioni sociali, basandosi sull’idea di non essere mai all’altezza. Attraverso l’esplorazione di queste dinamiche, la paziente inizia a riconoscere il legame tra il passato e il suo presente, comprendendo che il suo giudizio negativo verso se stessa deriva da quel rapporto disfunzionale.

Durante la terapia, viene utilizzato il concetto di transfert, in cui la paziente proietta sul terapeuta le stesse dinamiche relazionali vissute con il padre. Quando si sente criticata, esplora i sentimenti di frustrazione e insicurezza. Il terapeuta, attraverso l’ascolto empatico, aiuta la paziente a rielaborare questi schemi e a creare nuovi modi di vedere se stessa. Grazie a questa elaborazione, la paziente inizia a partecipare a eventi sociali, sperimentando meno ansia e maggiore fiducia nelle sue capacità.

Caso Clinico 2: Attacchi di Panico e Traumi Infantili
Un uomo di 40 anni inizia a soffrire di attacchi di panico, descrivendo episodi improvvisi di terrore, difficoltà respiratorie e paura di morire. Questi attacchi si manifestano principalmente in situazioni stressanti, come nel traffico o durante presentazioni di lavoro. La vita quotidiana dell’uomo è gravemente compromessa, e si rivolge alla psicoterapia per cercare una soluzione.

Nel corso delle prime sedute, emergono ricordi di un’infanzia segnata da un rapporto conflittuale con la madre, una figura critica e anaffettiva. Durante una delle sedute, l’uomo ricorda un episodio in cui, da bambino, rimase bloccato in una stanza buia, sentendosi abbandonato. Questo episodio, apparentemente innocuo, si rivela centrale nel comprendere il suo panico attuale: la sensazione di essere intrappolato e impotente durante gli attacchi di panico richiama quel trauma infantile non risolto.

Il terapeuta guida l’uomo nell’esplorare questo legame tra passato e presente, lavorando sulle emozioni represse di paura e impotenza. Attraverso la libera associazione e l’analisi dei sogni, l’uomo inizia a riconoscere come questi sentimenti emergano inconsciamente nelle situazioni di stress. Gradualmente, diventa in grado di affrontare i suoi attacchi di panico con una consapevolezza nuova, sapendo che non sta più rivivendo la paura di essere abbandonato.

Questi esempi clinici dimostrano come la psicoterapia psicodinamica possa portare alla luce traumi e conflitti inconsci, trasformando il dolore psicologico in una maggiore comprensione di sé e promuovendo un cambiamento duraturo.

Il Ruolo dello Psicoterapeuta Psicodinamico

Il ruolo dello psicoterapeuta psicodinamico è spesso frainteso. È utile chiarire prima cosa il terapeuta non fa:

  • Non dà consigli (“Lei dovrebbe lasciare il suo partner”)
  • Non giudica (“Ha sbagliato a comportarsi così”)
  • Non fornisce soluzioni preconfezionate
  • Non parla di sé per creare confidenza o “amicizia”
  • Non riempie i silenzi per evitare l’imbarazzo

Cosa fa, invece, lo psicoterapeuta psicodinamico?

Ascolta in modo particolare, con quella che Freud chiamava “attenzione fluttuante”: un ascolto aperto, senza pregiudizi, che registra non solo il contenuto delle parole ma anche i toni, i silenzi, le contraddizioni, le ripetizioni.

Osserva la comunicazione non verbale: la postura, i gesti, le espressioni del viso, le variazioni nella voce. Spesso il corpo comunica ciò che le parole non dicono.

Fa domande che aprono piuttosto che chiudere. Non domande investigative (“Perché ha fatto così?”) ma domande esplorative (“Cosa ha provato in quel momento?”, “Le viene in mente qualcos’altro?”).

Interpreta, nel senso di proporre connessioni tra elementi apparentemente scollegati: un sogno e un evento recente, un pattern attuale e un’esperienza passata, un’emozione e un ricordo. Le interpretazioni non sono “verità” imposte, ma ipotesi offerte alla riflessione condivisa.

Restituisce significati: aiuta a dare un nome a esperienze che erano confuse, a collegare ciò che era frammentato, a rendere pensabile ciò che era solo agito.

Tollera l’incertezza: non ha fretta di capire o di risolvere. Sa che il processo richiede tempo e che il non-sapere è parte del lavoro.

Per approfondire cosa fa lo psicoterapeuta in seduta, è disponibile una pagina dedicata. Ma per quali problematiche è indicata la psicoterapia psicodinamica?

Per Quali Disturbi È Indicata la Psicoterapia Psicodinamica

La psicoterapia psicodinamica ha dimostrato efficacia per un’ampia gamma di problematiche psicologiche. La ricerca ha documentato risultati positivi in particolare per:

Disturbi d’ansia: quando l’ansia non è solo una reazione a situazioni specifiche ma affonda le radici in conflitti inconsci, esperienze passate non elaborate, o pattern relazionali disfunzionali. La psicoterapia psicodinamica aiuta a comprendere il significato dell’ansia, non solo a gestirne i sintomi.

Depressione: particolarmente le forme ricorrenti o quelle legate a dinamiche relazionali. Quando la depressione ritorna nonostante trattamenti precedenti, spesso è necessario un lavoro più profondo sulle radici del disturbo.

Disturbi di personalità: l’approccio psicodinamico è considerato elettivo per queste problematiche. I disturbi di personalità, per definizione, riguardano pattern stabili e pervasivi che richiedono un lavoro approfondito sulla struttura della personalità stessa.

Disturbo narcisistico: la comprensione delle dinamiche del Sé sviluppata da Kohut e dai suoi successori offre strumenti specifici per lavorare con le fragilità narcisistiche, le oscillazioni dell’autostima, le difficoltà nelle relazioni.

Difficoltà relazionali: pattern che si ripetono nelle relazioni, difficoltà di intimità, scelte ripetitive disfunzionali, problemi di coppia ricorrenti. La psicoterapia psicodinamica è particolarmente adatta quando il problema non è “cosa fare” ma capire perché si continua a fare ciò che fa soffrire.

Trauma complesso: quando il trauma è relazionale e precoce, legato alle figure di attaccamento, un lavoro sulla relazione terapeutica può offrire un’esperienza riparativa.

Problemi di autostima: quando sono legati a esperienze precoci di non riconoscimento, svalutazione, o attaccamento insicuro.

Alcuni profili tipici in studio: la persona che “sa cosa dovrebbe fare” ma non riesce a farlo; chi sente un malessere diffuso senza una causa evidente; chi ha provato altri approcci senza risultati duraturi; chi vuole capire, non solo “stare meglio”.

La psicoterapia psicodinamica può essere meno indicata in alcune situazioni: psicosi acute in fase di scompenso (dove la priorità è la stabilizzazione farmacologica), emergenze psichiatriche, situazioni in cui serve un intervento rapido e strutturato su un sintomo specifico e circoscritto. In questi casi, altri approcci o interventi integrati possono essere più appropriati.

In alcune situazioni cliniche, la psicoterapia psicodinamica può essere affiancata da un supporto farmacologico prescritto da uno psichiatra. L’integrazione tra psicoterapia e farmacoterapia, quando indicata, può ottimizzare i risultati del trattamento. La valutazione viene fatta caso per caso.

Chiarite le indicazioni, sorgono domande pratiche: quanto dura un percorso? Quanto costa?

Durata, Frequenza e Costi

Non esiste una risposta univoca sulla durata di una psicoterapia psicodinamica. La durata dipende dagli obiettivi, dalla complessità della situazione, dalla risposta individuale al trattamento. Tuttavia, è possibile fornire alcune indicazioni di massima.

La frequenza tipica è di una o due sedute a settimana. Una frequenza inferiore (ad esempio quindicinale) è generalmente sconsigliata perché rende difficile mantenere la continuità del lavoro; può essere considerata in fasi avanzate del percorso o per situazioni specifiche.

La durata della singola seduta è generalmente di 45-50 minuti. Questo tempo si è dimostrato adeguato per consentire un lavoro approfondito senza che la stanchezza comprometta la qualità dell’attenzione.

Per quanto riguarda la durata complessiva del percorso, il range è ampio:

  • La psicoterapia psicodinamica breve (STPP) può articolarsi in 16-30 sedute, per una durata di circa 4-6 mesi
  • Un percorso di media durata può estendersi da uno a due anni
  • Percorsi più lunghi, da due a tre anni o oltre, sono indicati per problematiche complesse o per obiettivi di cambiamento strutturale profondo

La durata non viene rigidamente fissata all’inizio, ma si definisce nel tempo in base all’evoluzione del lavoro e agli obiettivi concordati.

Per quanto riguarda i costi, le tariffe variano significativamente in base a diversi fattori: la città (con differenze tra grandi centri urbani e città più piccole), l’esperienza e la specializzazione del professionista, la durata della seduta. In Italia, le sedute di psicoterapia rientrano generalmente in un range che va da circa 60€ a oltre 120€. Alcuni professionisti offrono tariffe agevolate per situazioni specifiche. È consigliabile chiarire l’aspetto economico fin dal primo contatto. Le spese per la psicoterapia possono essere detraibili fiscalmente.

La prima seduta ha solitamente una funzione conoscitiva: serve a comprendere la domanda, valutare la situazione, verificare l’indicazione per la psicoterapia psicodinamica, e soprattutto percepire se c’è una sintonia di base tra paziente e terapeuta. Non è ancora “terapia” in senso stretto, ma un momento di valutazione reciproca.

Per approfondire come iniziare un percorso di psicoterapia psicodinamica, è disponibile una pagina dedicata. Ma cosa fare se la paura blocca il primo passo?

Superare la Paura di Iniziare

Decidere di iniziare un percorso di psicoterapia richiede coraggio. È normale provare paura, incertezza, esitazione. Queste emozioni non sono un segno di debolezza, ma una reazione comprensibile di fronte alla prospettiva di esplorare il proprio mondo interno con l’aiuto di un’altra persona.

Le paure più comuni sono spesso riconducibili ad alcuni temi:

“Sarò giudicato”: questa paura è particolarmente frequente. Il terapeuta, tuttavia, non è lì per giudicare ma per comprendere. La formazione professionale e l’esperienza clinica preparano a incontrare ogni tipo di esperienza umana con rispetto e senza moralismi.

“Scoprirò cose terribili su di me”: la psicoterapia porta a scoprire parti di sé non conosciute, alcune dolorose, ma anche risorse, capacità, desideri di cui non si era consapevoli. Il processo avviene gradualmente, con i tempi e i modi che la persona può tollerare.

“Diventerò dipendente dal terapeuta”: l’obiettivo della psicoterapia è l’autonomia, non la dipendenza. Il terapeuta lavora perché il paziente possa, nel tempo, fare a meno di lui. Una certa quota di dipendenza può emergere nel percorso, ma viene elaborata come parte del lavoro.

“Non servirà a niente”: i dati scientifici, come illustrato nella sezione sull’efficacia, dicono il contrario. La psicoterapia psicodinamica funziona, e i suoi benefici durano nel tempo.

Il primo passo è sempre il più difficile. Non è necessario avere tutto chiaro per iniziare; anzi, spesso la confusione è proprio ciò che porta a cercare aiuto. La prima seduta è un’occasione per conoscersi, fare domande, capire se quel terapeuta e quel tipo di percorso possono essere adatti.

Per approfondire il tema della paura di andare dallo psicologo, è disponibile una pagina dedicata. Ma cosa fare se la distanza o altri impedimenti rendono difficile recarsi in studio?

Psicoterapia Psicodinamica Online

La psicoterapia psicodinamica può essere condotta efficacemente anche online, attraverso videochiamate su piattaforme sicure. La letteratura scientifica degli ultimi anni, in particolare dopo il 2020, suggerisce che i risultati della terapia online sono comparabili a quelli della terapia in presenza in molti casi.

L’alleanza terapeutica — quel legame di fiducia e collaborazione fondamentale per il lavoro — può formarsi anche attraverso lo schermo. I principi della psicoterapia psicodinamica restano gli stessi: l’attenzione all’inconscio, il lavoro sui pattern relazionali, l’esplorazione delle emozioni. Ciò che cambia è il medium, non la sostanza del lavoro.

La terapia online può essere particolarmente indicata per:

  • Chi vive in zone distanti dallo studio del terapeuta
  • Chi ha difficoltà di mobilità o di salute
  • Chi viaggia frequentemente per lavoro
  • Chi preferisce la comodità e la riservatezza del proprio ambiente domestico
  • Chi ha iniziato un percorso in presenza e desidera continuare da remoto

Esistono però alcune considerazioni da tenere presenti. Il setting online richiede attenzione alla privacy (uno spazio in cui non si venga interrotti) e una connessione internet stabile. Alcuni pazienti preferiscono la presenza fisica e trovano meno naturale il contatto attraverso lo schermo. In alcuni quadri clinici più gravi o in fasi di crisi acuta, può essere preferibile un setting in presenza o un approccio integrato. Queste variabili vengono valutate insieme al terapeuta.

Per approfondire le possibilità della psicoterapia online e specificamente della psicoterapia psicodinamica online, sono disponibili pagine dedicate.

Domande Frequenti

Quanto dura una psicoterapia psicodinamica?

La durata varia in base agli obiettivi e alla complessità della situazione. Un percorso breve (STPP) può durare 4-6 mesi con 16-30 sedute. Un percorso più approfondito può richiedere 1-3 anni o più. La frequenza tipica è di 1-2 sedute settimanali da 45-50 minuti. La durata si definisce insieme al terapeuta, nel tempo, in base all’evoluzione del lavoro.

Qual è la differenza tra psicoanalisi e psicoterapia psicodinamica?

Entrambe derivano da Freud e lavorano sull’inconscio. La psicoanalisi classica prevede 3-5 sedute settimanali, uso del lettino e durata pluriennale. La psicoterapia psicodinamica è più flessibile: 1-2 sedute, setting vis-à-vis, durata variabile. Condividono i principi teorici, ma differiscono per intensità e accessibilità.

La psicoterapia psicodinamica è efficace?

Sì. Lo studio di Shedler (2010) pubblicato su American Psychologist ha esaminato 160 ricerche e ha dimostrato un effect size di 0,97 (dove 0,80 è già considerato “grande”). I benefici sono pari o superiori ad altre terapie evidence-based e, caratteristica distintiva, tendono a continuare anche dopo la fine del trattamento.

Per quali problemi è indicata la psicoterapia psicodinamica?

È efficace per depressione, ansia, disturbi di personalità, difficoltà relazionali, traumi e problemi di autostima. È particolarmente indicata quando i problemi si ripetono nonostante si “sappia cosa fare”, o quando si desidera comprendere le cause profonde, non solo gestire i sintomi.

Cosa succede durante una seduta?

Il paziente parla liberamente di pensieri, emozioni, sogni, ricordi, eventi recenti. Il terapeuta ascolta, osserva, fa domande e offre interpretazioni che aiutano a comprendere pattern inconsci. Non ci sono “compiti a casa” come in altri approcci. Il lavoro avviene prevalentemente nella relazione.

Quanto costa una seduta di psicoterapia psicodinamica?

Le tariffe variano in base alla città, all’esperienza del professionista e alla durata della seduta. In Italia, le sedute rientrano generalmente in un range che va da circa 60€ a oltre 120€. Alcuni professionisti offrono tariffe agevolate. Le spese sono detraibili fiscalmente.

È possibile fare psicoterapia psicodinamica online?

Sì, è possibile. La letteratura recente suggerisce risultati comparabili alla terapia in presenza in molti casi. L’alleanza terapeutica può formarsi anche attraverso lo schermo. È indicata per chi vive lontano, ha difficoltà di mobilità o preferisce la comodità di casa. La scelta si valuta insieme al terapeuta.

Come scegliere il terapeuta giusto?

È importante verificare che il professionista sia iscritto all’Albo degli Psicologi e abbia una specializzazione in psicoterapia. La prima seduta serve a capire se c’è una sintonia di base. È fondamentale sentirsi ascoltati e non giudicati. Se dopo qualche seduta non ci si sente a proprio agio, è possibile parlarne apertamente o valutare alternative.

È normale avere paura di iniziare?

Assolutamente sì. La paura di essere giudicati, di scoprire aspetti dolorosi di sé, o di non farcela è comune e comprensibile. Il terapeuta è lì per accogliere senza giudizio. Il primo passo è spesso il più difficile, ma è anche il momento in cui qualcosa inizia a cambiare.

Cosa sono transfert e controtransfert?

Il transfert è la tendenza a proiettare sul terapeuta emozioni e aspettative legate a figure del passato (genitori, partner, figure significative). Il controtransfert indica le reazioni emotive del terapeuta verso il paziente. Entrambi non sono “errori” ma strumenti di cura: permettono di osservare i pattern relazionali “dal vivo” e di lavorarci.

Bibliografia

Le fonti scientifiche citate in questa guida sono disponibili su PubMed, la banca dati della National Library of Medicine degli Stati Uniti. Gli articoli peer-reviewed permettono di verificare i dati sull’efficacia della psicoterapia psicodinamica.

Elenco riferimenti

  • Shedler, J. (2010). The Efficacy of Psychodynamic Psychotherapy. American Psychologist, 65(2), 98-109. → Link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20141265/
  • Leichsenring, F. & Rabung, S. (2008). Effectiveness of Long-term Psychodynamic Psychotherapy: A Meta-analysis. JAMA, 300(13), 1551-1565. → Link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18827212/
  • Leichsenring, F., Rabung, S. & Leibing, E. (2004). The Efficacy of Short-term Psychodynamic Psychotherapy in Specific Psychiatric Disorders: A Meta-analysis. Archives of General Psychiatry, 61(12), 1208-1216. → Link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15583112/
  • Gabbard, G.O. (2017). Introduzione alla Psicoterapia Psicodinamica (3a ed.). Milano: Raffaello Cortina Editore.
  • McWilliams, N. (2012). La diagnosi psicoanalitica: Struttura della personalità e processo clinico (2a ed.). Roma: Astrolabio.

Per Iniziare un Percorso di Psicoterapia Psicodinamica

Chi sta pensando di iniziare un percorso di psicoterapia psicodinamica, o desidera approfondire come questo approccio possa essere d’aiuto nella propria situazione, può richiedere un primo colloquio conoscitivo.

Il primo incontro è un’occasione per conoscersi, comprendere la domanda e valutare insieme se la psicoterapia psicodinamica rappresenta il percorso più adatto. Lo studio si trova ad Ancona; è possibile svolgere i colloqui anche online.